Monumenti Aperti 2015

Monumenti Aperti 2015 - STS Sardinian Tourist Services

Calendario Monumenti aperti 2015 per tutta la Sardegna

Programma Monumenti Aperti di Tortoli / Arbatax

 

Calendario Paesi Monumenti Aperti 2015

18/19 APRILE 2015: Mango, Santo Stefano Belbo

25/26 APRILE 2015: Nuoro

2/3 MAGGIO 2015 Carbonia, Gonnosfanadiga, Guspini, Ploaghe, Sadali, San Gavino Monreale, Sardara, Settimo San Pietro, Villamassargia

9/10 MAGGIO 2015 Cagliari, Oristano, Sassari

16/17 MAGGIO 2015 Alghero, Calasetta, Capoterra, Iglesias, Marrubiu, padria, Porto Torres, Portoscuso, Quartu Sant'Elena, Sant'Antioco, Sennori, Serramanna, Siddi, Tortoli/Arbatax, Uras, Villacidro, Villanovafranca

23/24 MAGGIO 2015 Bitti, Bosa, Dolianova, Gonnesa, Monserrato, Olbia, Pula, San Giovanni Suergiu, Soleminis, Telti, Teulada

30/31 MAGGIO 2015 Buggerru, Cabras, Carloforte, Codrongianus, Cuglieri, Fluminimaggiore, Ozieri, Quartucciu, Selargius, Serdiana

 

In Ogliastra vi aspettiamo il 16/17 Maggio 2015 con l'unico ed imperdibile evento di  Tortoli e Arbatax.

 

MONUMENTI APERTI a Tortoli ed Arbatax

Sabato 16 maggio – Domenica 17 maggio 2015

I monumenti saranno visitabili gratuitamente, nei seguenti orari:

  • Sabato dalle ore 9.30 alle ore 12.30 e dalle 15.30 alle ore 18.30
  • Domenica dalle ore .30 alle ore 12.30 e dalle 15.30 alle ore 18.30

Per la visita ai siti si consigliano abbigliamento e scarpe comode.

Le visite alle chiese verranno sospese durante le funzioni religiose.

È facoltà dei responsabili della manifestazione limitare o sospendere in qualsiasi momento, per l’incolumità dei visitatori o dei beni, le visite ai monumenti.

Un trenino gommato porterà i visitatori da un punto all’altro del paese

1) Area ex Batteria

L’area è interamente compresa nel promontorio di Arbatax e coincide con la zona comunemente denominata “batteria”, perché durante la seconda guerra mondiale venne installata una batteria militare di cui sopravvive la testimonianza fino ai giorni nostri. Nell’area degli scogli rossi, decenni addietro, venne realizzata una cava per il ricavo di materiali lapidei da costruzione, così, mentre da una parte Arbatax si arricchiva di un porto e di un sistema viario di incomparabile bellezza, da un altro lato si perpetrava un immenso scempio ai danni della natura, la disintegrazione dei filoni di porfido rosso, vanto della località costiera.

2) Cartiera di Arbatax

    Realizzata nel 1963, l’ex fabbrica era una delle più moderne e all’avanguardia del periodo. Sorgeva su 120 ettari di terreno. Due macchine continue (la Bonaria e l’Arborea) garantivano un’intensa produzione, fino a 400 tonnellate giornaliere di carta per quotidiani. Con la cartiera nacque l’aeroporto e un quartiere residenziale per i lavoratori e le loro famiglie. L’arrivo della crisi, irrefrenabile ha condotto alla decisione di smontare le macchine continue e venderle alle fonderie della penisola. Resta in piedi il grande capannone vuoto, all’interno del quale giacciono i resti delle due macchine continue. Non verrà abbattuto in attesa dell’attuazione del Piano di caratterizzazione, che precederà gli interventi destinati alle infrastrutture

 3) Chiesa di Sant’Antonio

   I documenti attestano l’esistenza della chiesa già dal XV secolo. Dal 1600 ospitò il convento dei frati Agostiniani (edificio di cui restano ancora delle tracce negli edifici attigui alla Chiesa) la cui presenza fu soppressa nel 1866. La chiesa ha pianta longitudinale ad aula unica ma articolata da tre cappelle per lato. I paramenti murari evidenziano all’esterno la natura della struttura, composta da conci sbozzati di granito consolidati mediante malta. Il peso dell’edificio scarica lateralmente su esili contrafforti. La facciata, modesta per fattura, appare semplice e decorata unicamente da tre finestre che campeggiano nella parte superiore. L’arredo sacro al suo interno è composto da simulacri lignei di S. Agostino, S. Efisio e S. Antonio, i primi databili al Seicento e l’ultimo al Settecento. Un dipinto della Madonna della Mercede campeggia centrale sopra le nicchie del presbiterio.

4) Chiesa Parrocchiale di Sant’Andrea e Campanile

 La chiesa parrocchiale di Sant’Andrea sorge nella parte sud del paese, non lontano dalla sponda sinistra del rio Foddeddu. Il suo snello campanile e la sua cupola ne caratterizzano le forme ed ingentiliscono il panorama. Essa ha una storia gloriosa, culminata nel periodo in cui è stata cattedrale della diocesi dell’Ogliastra, dal 1824 al 1927, quando Tortolì fu sede episcopale. Le prime testimonianze di una chiesa di Sant’Andrea a Tortolì sono legate ad un piccolo borgo che sorgeva alle pendici del Monte Attu, a nord ovest del paese, i cui abitanti, intorno all’anno mille, si trasferirono in pianura costruendo una nuova chiesa dedicata al santo. Negli ultimi decenni del ‘700 si pose mano alla costruzione della nuova chiesa. Doveva essere grande e spaziosa, degna della cittadina che stava crescendo rapidamente.

5) Chiesa Sant’Anna

La chiesa di S. Anna, nel centro storico di Tortolì, si affaccia su un cortiletto chiuso da un cancello. L’edificio presenta una pianta rettangolare articolata in un’unica navata absidata coperta da una volta a botte. Sono presenti inoltre semicolonne che sporgono dai muri laterali e una lapide che ricorda la data di costruzione dell’attuale chiesa (1881), grazie al finanziamento della Pia Confraternita del Santo Rosario. La semplice facciata di un tenue colore giallo, ospita un piccolo portone con cornice in granito sovrastato da un rosone circolare vetrato, inoltre è presente un’iscrizione lapidea “praecelsae dei genitricis mariae matri divae annae a.d. 1881” (alla divina Anna, madre dell’eccelsa genitrice di Dio Maria, nell’anno del Signore 1881).

 6) Complesso Archeologico di S’ortali e Su Monti Tortolì 

A breve distanza dalla spiaggia di Orrì, in località San Salvatore, si estende un vasto complesso archeologico. Nell’area si rintracciano sporadiche ma significative testimonianze dell’età prenuragica e più consistenti tracce del periodo nuragico. Al Neolitico Recente (3300-2500 a.C.) è riferibile una domus de janas, forse parte di una vasta necropoli. Si trovano anche alcuni menhir, due dei quali ancora integri presso la vicina tomba di giganti; resti di un probabile circolo megalitico, inoltre, potrebbero attestare una frequentazione del sito nella precedente età del rame, ai tempi della cosiddetta cultura di Monte Claro (2000-1800 a.C.). L’insieme monumentale comprende un nuraghe del tipo a tholos, un villaggio di capanne e una tomba di giganti. Durante recenti scavi è stato rinvenuto un tesoretto di 16 asce di bronzo a margini rialzati, a conferma della ricchezza e della centralità del sito all’interno delle dinamiche produttive del territorio

 7 ) Ex blocchiera Falchi

Il complesso edilizio noto comunemente ex blocchiera Falchi, occupa un’area di circa 900 mq. La destinazione d’uso era, forse, quella di osteria dato che via Bosa, nel 1869, era denominata “vico osteria”. Dall’archivio comunale risulta che in questi locali, tal Gavino Falchi di Cagliari impiantò nel 1907 un laboratorio per la lavorazione del cemento, di mattonelle, di lastre per gradini e simili. Per questo oggi è nota come la “Blocchiera Falchi”. Il riuso degli spazi è avvenuto in modo molto incisivo, lasciando segni tangibili dell’attività produttiva che ivi si svolgeva, confermati dal ritrovamento di diversi macchinari ed attrezzature impiegati per la realizzazione di manufatti. Oggi l’edificio, debitamente rinnovato, è divenuto centro polifunzionale. Visite guidate a cura delle Scuole Primarie e Secondarie di Primo Grado dell’Istituto Comprensivo n. 2 di Tortolì.

8) Ex manifattura tabacchi

Monsignor Emanuele Virgilio nacque a Venosa (PZ) il 3 agosto 1868. Nel 1891 venne ordinato sacerdote e nel maggio 1910 nominato vescovo d'Ogliastra. Sempre attivo nella cittadina e attento al problema del lavoro, tentò di coinvolgere i proprietari terrieri locali in un'impresa destinata ad avere successo, la coltivazione del tabacco e la lavorazione in loco. Ebbe la tempra di non abbattersi davanti a difficoltà e avversità iniziali. Acquistò i terreni necessari, visibili lungo il Viale Arbatax, e costruì gli edifici per la lavorazione del prodotto, inaugurati nel 1920 . Il tabacchificio continuò anche dopo la morte di Mons. Virgilio; ceduto a privati, vincolati dalle complicate leggi dei Monopoli di Stato. Queste imponevano severissimi controlli sulle aziende produttrici, che facevano capo a due stabilimenti di Cagliari e Sassari. Lo stabilimento fu gestito negli anni ‘50/’60 da Eugenio Mulas e poi da Salvatore Orrù. I locali oggi sono adibiti a sede del Centro di Formazione Professionale

9) Faro Bellavista

L’Ogliastra nel XVII sec. faceva parte del giudicato d’Ogliastra ed era sotto l’amministrazione del conte di Quirra . Difesa e controllo del territorio Ogliastrino erano garantite, da Capo Monte Santu a Monte Ferru, attraverso una serie di torri costiere. A sud nella sommità del capo di Bellavista vi era la torre, rappresentata nel particolare della “Carta del Regno di Sardegna” del 1746, trasformata poi in faro di prima classe nel 1892; nella carta geografica del 1838 è segnalata ancora come torre. Il faro fu attivato nel 1866 ed è fra i fari più importanti della Sardegna. È costituito da una torre a sezione quadrata e sviluppato su due piani. Pregevole la sua vecchia lanterna di fattura francese.

 10) Fraulocci

 Fraulocci, o più esattamente Fra'Locci era un cappuccino, maestro muratore, cui viene attribuita la sistemazione a fonte pubblica, risalente al XVIII secolo, di una sorgente posta a circa 2 Km dal paese, oggi detta Fraulocci Bècciu, che era ricordata nell'Ottocento per il grande utilizzo che se ne faceva in virtù dell'ottima qualità della sua acqua. Verso il 1880 fu inaugurato l'acquedotto che portò l'acqua in paese e, a questo scopo, nell'attuale piazza Fraulocci, un tempo denominata piazza Cappuccinus, si eresse una bella fontana pubblica, oggi non più presente. Ad aprire un convento di frati cappuccini a Tortolì, fu nel 1721 Padre Luigi da Nureci. Il convento fu chiuso nel 1766 dal Regio Governo e gli edifici divennero proprietà comunale. Chiuso il convento il campo di Fraulocci venne destinato per la “roadìa” del monte Frumentario e quindi coltivato gratuitamente dai tortoliesi per fornire la scorta occorrente al monte stesso. A partire dagli ultimi anni del XVIII secolo il convento venne utilizzato come alloggio della guarnigione; diventò poi cimitero nella prima metà del XIX secolo con il nome di cimitero nuovo di San Francesco o dei Cappuccini. Nel secolo scorso nelle strutture dell'ex convento di Fraulocci si insediò un caseificio che fu attivo fino agli anni '50. Il complesso conventuale è rimasto a lungo, e in più periodi, in abbandono; negli ultimi anni ha subito un intervento di ristrutturazione edilizia che lo ha riconvertito a teatro.

  11) Giardino Botanico

Virgilio, si estende per tutta l’area di pertinenza per una superficie complessiva di circa 3500 mq. Sorto a seguito di uno specifico finanziamento provinciale, prevede all’interno un percorso naturalistico didattico con la presenza di circa 350 specie di piante locali e subtropicali diverse, ed un angolo interamente dedicato alle piante grasse delle quali vanta circa 350 specie diverse. In affiancamento al percorso didattico un percorso atletico garantisce l’utilizzo del giardino per le attività all’aperto. Sul lato est è stata realizzata la parte dedicata alla storia sarda, attraverso l’utilizzo di essenze locali e con la ricostruzione simulata delle architetture storiche dei nuraghi, tombe dei giganti ect.

 12) Museo d`Arte Contemporanea all’aperto “Su Logu de s`Iscultura"

Fondato ufficialmente nel settembre del 1995, in occasione dell`esposizione antologica di Mauro Staccioli, il Museo d`Arte Contemporanea "Su Logu de s`Iscultura" nasce, come progetto di Parco di Scultura, nell`ottobre 1994, quando Edoardo Manzoni, è invitato ad Arbatax-Porto Frailis onde contribuire con la propria esperienza, all`organizzazione di una rassegna di scultura all`aperto. "Su logu de s`iscultura" affronta la scultura urbana e ambientale considerando sempre tre diverse metodologie teoriche e pratiche d`intervento, radicate nelle vicende della sperimentazione italiana e internazionale degli ultimi decenni. Alla proposizione di artisti che storicamente operano circa il concetto di "spazio aperto" il Museo di scultura affianca anche un itinerario scandito dalle realizzazioni di esponenti delle generazioni più recenti. Gli artisti che hanno partecipato al progetto sono: Maria Lai, Gianfranco Pardi, Igino Panzino, Giovanni Campus, Mauro Staccioli, Massimo Kaufmann, Maurizio Bertinetti, Alfredo Pirri, Corrado Bonomi, Antonio levolella, Pietro Coletta, Ascanio W. Renda, Hidetoshi Nagasawa, Umberto Mariani, Alex Pinna.

13) Palazzo seminario vescovile

Il palazzo vescovile, “s’Episcòpiu”, ospitò la sede vescovile della diocesi d’Ogliastra dal 1824 al 1927. Appartenente alla famiglia Quigini-Pùliga poi ai Locci-Cardia, passò, attraverso il Monte di Riscatto, alla curia che lo destinò a episcopio. Nel primo Ottocento l’edificio si distingueva per eleganza e pregio. A poca distanza dal palazzo episcopale, sorge il pregevole palazzo del Seminario vescovile, “su Seminariu”. L’edificio, voluto dal primo vescovo della diocesi mons. Carchero, è stata costruita tra il 1827 e 1830 su progetto di Antonio Pinna. Il seminario episcopale, inaugurato nel 1831, fu chiuso nel 1834 a causa di difficoltà finanziarie e riaperto nel 1840. Nel 1882 divenne sede di scuole; dismesso definitivamente nel 1926. Il Seminario era uno dei più importanti centri culturali dell’Ogliastra ed era dotato di una ricca biblioteca. Vocazione tramandata, dato che le ristrutturazioni hanno permesso di adibirlo a biblioteca comunale.

14) Sa domu beccia

Sa Domu Beccia rappresenta il passato abitativo tipico sardo, basato da sempre sullo stretto rapporto dei suoi abitanti con la campagna. Il progetto di restauro avviato nel 2009 è stato volto a recuperare i materiali e le finiture originarie. Le caratteristiche tipiche, la presenza del cortile “sa pratza”, i mattoni di argilla e paglia cotti al sole “ladiri”, sono stati riportati alla luce e mantenuti dove è stato possibile, nel loro aspetto originario. I tetti smontati dalle vecchie tegole e realizzati in tronchi di ginepro, sono stati recuperati, sostituendo le travi che hanno ceduto, con altre reperibili sul mercato. Dentro la casa i visitatori ritroveranno le atmosfere del passato e le testimonianze storiche di Tortolì. Gli arredamenti, gli oggetti per la casa, gli antichi corredi, i costumi sardi e perfino i giochi saranno esposti a testimonianza di un passato da non dimenticare.

15) Scuola elementare centrali

L’edificio ospitante le scuole elementari centrali è stato realizzato intorno agli anni '40. Sorto con l'attuale destinazione d'uso, fu realizzato nell’immediata allora periferia del paese con tecniche costruttive avanzate per l'epoca. Edificate da impresa locale, aveva le fattezze architettoniche di un palazzetto: con i paramenti murari in blocchi di granito, due piani fuori terra sormontati da coperture lignee a oggi ancora integre.

16) Torre costiera di San Miguel

Le torri costiere della Sardegna vennero erette a partire dal 1570 circa, per volere della Corona di Spagna. Il sistema difensivo era coordinato dalla Reale Amministrazione delle Torri, istituita nel 1581 da Filippo II di Spagna. L’organismo rimase operativo fino al 1867, anno in cui un’ordinanza regia dichiarò l’abolizione per scopi militari. In realtà non tutte le torri furono soppresse e alcune, passate di competenza al Ministero delle Finanze, subirono sostanziali rimaneggiamenti per adattarle ad usi doganali. La definitiva dismissione delle torri è avvenuta soltanto nel 1989. La Torre di San Miguel ha forma troncoconica, composta da graniti e porfidi, si sviluppa su due piani. Questi comunicano mediante una scala interna, mentre il terrazzo è accessibile da una scala dell’aula inferiore. Ristrutturata nel 2011, è attualmente adibita a spazio espositivo.

17) Torre costiera San Gemiliano

A protezione della baia di San Gemiliano si trova la torre omonima, chiamata allora Torre de Saccurru. Costituiva una torre intermedia (tra la torre di Barì e quella di Bellavista) per il controllo della costa, ed in particolare delle insenature di Porto Frailis e della Baia di San Gemiliano. Le asperità dei luoghi hanno imposto una ardita costruzione a cavallo delle rocce e a strapiombo sul mare, risultando così inaccessibile dal mare stesso e quasi isolata anche da terra. Eretta nella prima metà del XVII secolo (1639), fu dotata anche di un cannone, affiancando scopi difensivi a quelli di mero avvistamento.

 18) Trenino Verde

La linea ferroviaria oggi attraversata dal Trenino verde nasce da un progetto di Cavour reso poi esecutivo dalla legge Depretis nel 1879, che finanziava l'installazione dei treni a scarto ridotto (binario 0,95 cm) per essere impiegati per lo sviluppo politico-economico dell'industria siderurgica e del legname. Successivamente questo mezzo di locomozione fu usato per collegare le coste al centro dell'isola dando uno aiuto per lo sviluppo dell'economia dei paesi interni (Mandas, Sorgono Sadali ecc.). A partire dalla metà degli anni novanta si da attuazione al progetto 'Trenino Verde della Sardegna', di riutilizzare il treno a scarto ridotto ormai vecchio ed obsoleto, per fini turistici. In Ogliastra il trenino arriva dalla stazione di Lanusei a Tortolì, ed attualmente sono ancora presenti gli edifici della Stazione centrale in prossimità del centro del paese, lungo la linea ferrata che corre parallela al viale M. Virgilio i diversi caselli di snodo ed infine gli edifici della stazione di Arbatax.

19) Vecchia Peschiera

Gli edifici si trovano a ridosso del margine sud dello stagno di Tortolì. Utilizzati dai pescatori fin dai primi del novecento servivano e servono tuttora come deposito attrezzi e punto di sosta. Alla fine dell'ottocento nella peschiera esistevano già i primi caseggiati sia in legno che in muratura fatta con i materiali dell'epoca. Man mano che l'attività dei pescatori prendeva sempre più spazio all'interno della laguna i caseggiati furono consolidati e ne furono costruiti di nuovi per consentire ai pescatori una permanenza dignitosa sul luogo di lavoro.

20) Vecchie prigioni e chiesa di San Sebastiano

I Conti di Quirra fissarono a Tortolì la sede del Capitano di Giustizia del Giudicato di Ogliastra e quella dei suoi subalterni: Luogotenente di Capitano e Scrivano di Corte, rendendolo centro amministrativo feudale di tutto il Giudicato. A queste mansioni si aggiunse anche quello di Sede delle carceri baronali della regione. Troviamo questo stato di cose già funzionante in embrione, nei più antichi documenti riprodotti nel Libro de Todas las Gracias, risalenti al 30 aprile 1450. Si trovavano in via Cagliari, non lontano dall’angolo occidentale con la via Umberto I°, vennero chiuse e demolite negli anni Quaranta, lasciando il posto al mercato civico. La presenza di queste carceri, di cui era un tempo proprietario il marchese di Quirra, dovrebbe risalire al XVII o XVIII secolo; la loro realizzazione sarebbe dovuta ad un certo Salvatore Madao. Un cunicolo sotterraneo passava sotto la via Cagliari mettendo in comunicazione gli ambienti delle carceri con quelli dell’antico edificio che sorge di fronte, al di là della via. L’ ex-chiesa di San Sebastiano Sa crésia de santu Sebastianu, oggi sconsacrata, sorge in corso Umberto I, all’angolo con la via Mazzini. L’originaria destinazione dell’edificio, che si fatica ormai a distinguere dalla restante architettura che gli sta accanto, se non fosse per le due lesene che ne delimitano la facciata rettangolare, è sempre meno riconoscibile da quando all’ex-chiesa, ora adibita a negozio, è stato sconsideratamente murato il rosone per non ostacolare la realizzazione della moderna vetrina metallica. Un tempo esternamente la chiesa era preceduta da un loggiato ed era provvista di un semplice campaniletto che si ergeva sopra la facciata; all’interno, invece, a ridosso del muro di fondo c’erano delle panche in muratura. Le origini di questa chiesa sono state fatte risalire all’epoca pisana. Dedicata a san Sebastiano in seguito ad un voto pubblico fatto in tempo di pestilenza. Nel Seicento conteneva delle cappelle o, forse, semplicemente altarini o nicchie, dedicate a san Diego e alla Vergine d’Itria. Sappiamo che nell' oratorio, si tenevano le riunioni dei sindaci del Giudicato

Fonte: http://www.monumentiaperti.com/

 

 

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